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Canapa: la migliore amica dell’ambiente

Oggi si sono svolte nelle città di tutto il mondo migliaia di manifestazioni per sensibilizzare i governi e tutti gli esseri umani al sempre più preoccupante problema del cambiamento climatico: e dire che la soluzione è a portata di mano, perché la canapa non solo risulta essere una delle migliori fonti di energia rinnovabile a nostra disposizione, ma è anche una delle migliori armi che abbiamo per combattere l’inquinamento, ridurre gli effetti devastanti dell’uomo sul clima ed, in generale, contribuire a creare un modello sostenibile di sviluppo economico.

La canapa è considerata come il “maiale vegetale” perché si tratta di una pianta che può essere utilizzata in tutte le sue parti: non si butta via niente, quindi non produce scarti nocivi.

Oltre a ciò, la canapa, quando si trova in fase di crescita,  cattura 4 volte la CO2 immagazzinata mediamente dagli alberi e, se utilizzata in edilizia, mantiene le stesse proprietà. È stato calcolato infatti che l’edilizia tradizionale incide per il 30-40% sulle emissioni di CO2. Tutta la filiera di produzione di canapa e calce è carbon negative, cioè toglie più CO2 dall’ambiente di quanta ne verrebbe immessa lavorandola, al contrario della lavorazione di materiali tradizionali come il cemento. Si stima che una tonnellata di canapa secca possa sequestrare 325 kg di CO2. Inoltre i prodotti in canapa e calce, grazie alle loro caratteristiche, fanno abbassare consumi energetici e, di conseguenza, delle bollette. Infine, oltre ad essere bio-degradabili, i bio-mattoni, dopo essere stati distrutti, posso essere riciclati.

Tra i mille usi della canapa, i suoi idrocarburi possono essere  trasformati in una vasta gamma di fonti di energia da biomassa, dal pellet ai combustibili liquidi e a gas, e questo potrebbe far diminuire di molto il consumo di combustibili fossili.

Per ciò che concerne la bio-plastica di canapa, si ritiene che, paragonandola a quella petrolchimica, sia migliore per caratteristiche, oltre ad essere economicamente concorrenziale e del tutto biodegradabile.

Un aspetto da non sottovalutare è che, attraverso la coltivazione della canapa, si attiva un processo di fitobonifica (miglioramento della fertilità dei suoli), atta a contrastare la deforestazione e la desertificazione.

Non dobbiamo dimenticare che la coltivazione del cotone inquina in un modo impressionante, a differenza della canapa che abbatte l’utilizzo di pesticidi, diserbanti e fitofarmaci, oltre a ridurre sensibilmente il consumo di fonti idriche.

 

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